Le testimonianze e i ricordi

 ANNA DE LAURENTIIS

ANNA DE LAURENTIISMio fratello Dino, si era separato da poco da Bianca, il loro era stato un grande amore finito perché lei non voleva avere figli. Bianca era una bellissima ragazza, e temendo che la gravidanza le avrebbe potuto rovinare la silouette aveva deciso di non aver figli. Questo per una famiglia tradizionalista come la mia era una cosa inconcepibile. Mia mamma era una donna oggi diremmo all’antica, rimasta orfana giovanissima era cresciuta tra mille difficoltà, che l’avevano formata rendendola una donna determinata e decisa. Quando Dino gli disse che avrebbe portato a pranzo Silvana Mangano, mia madre era rimasta a dir poco perplessa, da poco era uscito il film “Riso Amaro” e ci aspettavamo una ragazza superba e altezzosa. Appena Silvana entrò in casa, le nostre paure svanirono subito, e quando dopo pranzo come se fosse la cosa più naturale del mondo si alzò e ci aiutò a sparecchiare, conquistò definitivamente sia mamma che mio padre! Io sono l’ultima figlia, ed essendo ancora ragazza anche l’unica che non si era sposata. Dino e Silvana erano molto legati alla nostra famiglia, così spesso la domenica andavamo da loro o li avevamo a pranzo, mamma aveva una vera e propria adorazione per lei. Così quando nel 1953, Dino e Silvana dissero a mamma che erano molto impegnati per la preparazione del Film “Mambo” e che avrebbero molto gradito se io fossi potuta andare da loro, per qualche tempo in modo da non far sentire troppo la loro assenza a Veronica mamma non seppe dir di no. Io ero una bella ragazza di 21 anni, fui felicissima di andare da mio fratello inizialmente per due settimane, che Silvana fece diventare circa 4 mesi. Fù un periodo molto divertente che ricordo sempre con grande affetto. Ma la cosa più comica accadeva la sera, Silvana usciva al mattino presto per le prove dei vari balli del film e tornava a casa mai prima delle 19.00, stanchissima si faceva un bagno, e poi cenavamo tutti assieme. Dopo cena metteva a letto Veronica, e in casa c’era un fuggi fuggi generale. Perché Silvana prendeva la prima persona che gli capitava ed iniziava a provare i passi del giorno seguente, la sua vittima preferita ero io perché riuscivo a seguirla nel ballo meglio di tutti gli altri. Così quando usciì il film Mambo, ed anche in Italia esplose vigorosamente il fenomeno del Mambo, che grazie a Silvana era stato conosciuto dalla massa, io ero avvantaggiata perché già lo sapevo ballare molto bene, così in tutte le feste delle mie amiche io ero sempre la prima ad essere invitata. Durante la lavorazione del film, non ricordo bene come mai, regalarono a Dino un pastore tedesco, un cane dolcissimo con noi della famiglia ma feroce con gli estranei. Silvana lo chiamò “Mambo”. Pochi anni dopo, Dino e Silvana insistettero perché io e mamma andassimo a trascorrere le vacanzeestive nella loro villa di Cup Martine, che Dino aveva acquistato da poco. Una sera uscii con degli amici di Dino e Silvana, per arrivare in villa occorreva salire una piccola rampa di scale buia. Questi amici mi lasciarono come sempre sotto la rampa ed io dovevo fare pochi gradini per entrare in villa, per prudenza veniva lasciato il cancello aperto per tutta la notte. Mentre stavo salendo di gran corsa le scale, venni bloccata da un malintenzionato, subito gridai “Mambo aiuto!”, come una tigre infuriata corse il cane che azzannò il malvivente e lo fece correre come una lepre. L’indomani mattina quando raccontai l’accaduto a Dino e Silvana, successe la fine del mondo, ma per Mambo ci fu un bel pezzo di carne per premio!. Quando mio fratello Luigi, mi chiamò per dirmi della morte di Federico, subito capii che per Silvana la vita era finita, ero madre e potevo capirla perfettamente. Inoltre conoscevo il legame speciale che legava madre e figlio. Quando Veronica e Raffaella volevano qualcosa ma sapevano che i genitori non gli avrebbero mai detto di si, la facevano chiedere direttamente a lui, e puntualmente Silvana si scioglieva.


MARCELLO MASTROIANNI

327Nel 1947, al “caffè dello Sport”, che sorgeva in Via Taranto (ndr: Via Taranto si trova nel quartiere di San Giovanni a Roma) conobbi Silvana Mangano. Lei abitava in via Mirandola ed io a via San Remo, quindi ci incontravamo spesso in quel bar. Io avevo circa ventitre anni e lei diciassette, era una bellissima ragazza, piena di temperamento, spesso veniva a prendermi in ufficio e tornavamo a casa insieme: un amore giovanile, pieno di romanticismo un flirt di quartiere. Ricordo che in autobus tutti si giravano per guardala ed io ero molto geloso e ne soffrivo. Poi un giorno non venne all’appuntamento, la cercai, ma inutilmente: così venni a sapere che era partita per girare il film “Riso Amaro”Io ho sofferto moltissimo perché le volevo molto bene. Nel 1971 incontrai nuovamente Silvana per il film “Scipione detto anche l’africano”, così dopo tanti anni riprendemmo a parlare. Quell’anno per capodanno mi telefonò una delle figlie dicendomi “Mi ha detto la mamma che tu saresti potuto essere stato il mio papà” risi e mi passò Silvana che mi invitò a trascorrere il capodanno a Cup Martine, Molti anni dopo, mi telefonò Silvia D’Amico per propormi di lavorare in “Oci Ciornia” , mi disse che stava disperatamente cercando di coinvolgere Silvana, ma senza riuscirci.; sembrava proprio decisa a non volerlo fare, mi chiese di provarci anche io magari riuscivo a fargli cambiare idea. Le telefonai, e parlammo a lungo, alla fine riuscii a strappargli un si e così accettò il ruolo. Spesso durante la lavorazione del film mi ripeteva “A marcè che te possino se non era per te io me ne stavo tranquillamente a casa mia”, lo diceva in modo bonario e spesso ridevamo assieme. Una sera durante la lavorazione del film mi disse che ancora ricordava con profondo affetto quel nostro legame. Durante la lavorazione del film, ogni tanto la vedevo un pò più stanca ma era normale, non avrei mai pensato che stesse così male. Poco dopo mi telefonò Silvia d’Amico per dirmi che Silvana era stata ricoverata d’urgenza a Madrid e che la situazione era disperata, fu sempre Silvia a chiamarmi per dirmi che Silvana era morta.


ALBERTO SORDI

226La bellezza e la classe di Silvana hanno creato un immagine di donna algida, distaccata, in realtà era completamente diversa era una donna cordiale, simpatica, dotata di una rara ironia. Molte persone hanno creduto che l’aspetto regale di Silvana fosse non solo legato al suo aspetto fisico ma anche ad essere la Signora de Laurentiis, moglie di uno dei produttori più in auge. Spesso nel mondo del cinema si è creduto che questa sua posizione la rendesse distante e distaccata, ma no era così. Credo che anche come attrice, sia rimasta un po’ ai margini anche perché Dino non seppe sfruttare a pieno le sue potenzialità. Dopo il successo strepitoso di Riso Amaro, Silvana ebbe proposte da tutto il mondo, ricordo che gli americani la volevano a tutti i costi, ma perse una grande occasione. Credo che il cinema italiano abbia perso una grande occasione con Silvana, ricordo che De Sica ha fatto carte false per poterla avere in molti dei suoi films, ma Dino ha sempre fatto in modo che la cosa non accadesse. Sia nell’”Oro di Napoli” che “Il Giudizio universale” De Sica le ha affidato due ruoli stupendi. Penso profondamente che Dino non abbia capito il grande talento di Silvana, e l’abbia rilegata ad un ruolo di madre e di moglie, che lei svolgeva a pieno, pur amando molto il mondo del cinema. Per aderire a questo ruolo, spesso dichiarava di non voler fare film, ma è sempre stata felicissima quando lavorava. Era felicissima quando riceveva un premio o quando la stampa la lusingava, avendo avuto un’educazione inglese non manifestava a pieno i suoi sentimenti sempre dominanti da un self-control che non faceva trapelare nulla. Nella coppia comica Sordi-Mangano, la comicità nasceva proprio da questo contrasto tra la sua compostezza ed il mio personaggio che invece dimostrata tutte le sue debolezze ed i suoi difetti. Era un piacere lavorare con lei, non l’ho mai vista di cattivo umore, quando veniva sul set era sempre sorridente, disponibile con tutti e interessata alla complessa macchina che è un set.

Conosco Dino da sempre e così subito dopo essersi sposati conobbi anche Silvana, spesso ero loro ospite nella loro villa sull’Appia. Adoravo quel posto, a dimensione d’uomo, ma nel contempo di gran lusso . Poi una mattina mi chiama Silvana e mi dice “abbiamo comprato una stupenda villa a Poli”, gli feci notare la distanza , anche per le bambine ma era determinata e si trasferirono. Quando seppi della tragedia di Federico, ero tentato di partire ma non me la sono sentita. Rividi Silvana poco prima che morisse a casa si Suso Cecchi D’amico, assieme ad altri amici.


MAURO BOLOGNINI

mauro bolognini 3813Avevo conosciuto Dino a casa di Rossellini e della Bergman, così una sera mi invitò a cena da loro in compagnia di Alberto Sordi, eravamo nei primi anni 60. Così conobbi Silvana, anche se in realtà la conoscevo molto bene perché avevo avuto modo di vedere praticamente tutti i suoi film, ecco perché dico che Silvana Mangano è una figura che mi ha accompagnato per tutta la vita. In seguito diventammo molto amici, così ebbi modo di frequentarla assiduamente, ero un ospite fisso nei pranzi della domenica, oppure alle feste di Capodanno o a fine gennaio quando si uccidevano i maiali. Ho così avuto modo di vedere lo splendido rapporto che Silvana aveva con i figli, anche se a volte era severa, l’ho sempre vista estremamente affettuosa con loro. Silvana anche in casa era sempre elegantissima per insegnare alle figlie ad esserlo sempre e comunque. Ricordo che per i 18 anni di Veronica, venne organizzata una grande festa a Villa Catena. Piero Tosi aveva studiato una toletta molto austera, con abito grigio ed una colla di perle. Ma quando Silvana scese dal grande scalone aveva un abito di Balenciaga rosso fuoco, una fiamma che inondò tutta la sala e quando io gli chiesi spiegazioni mi rispose con tono trionfante “Oggi mia figlia compie 18 anni che impari a combattere per ciò che ama e crede” In ogni rapporto d’amore ci sono momenti di buio e di luce e penso che il buio della fine del rapporto tra Dino e Silvana deve essere stato profondo perché hanno vissuto momenti indimenticabili. E’ vero che spesso Silvana chiamava il marito “De Laurentiis” ma penso che lo facesse per gioco e per pungolarlo ad essere sempre il migliore in tutto . Ma è altrettanto vero che spesso l’ho sentita chiamarlo Dino e che nei momenti difficili lei era sempre presente. Ricordo che mentre Dino preparava la “Bibbia”, passava intere nottate al telefono con gli americani per i finanziamenti, a volte usciva dal suo studio con aria stanca e provata. Silvana , spesso andava a controllare come andavano le cose e le portava una tisana. E’ pur vero che Dino nei confronti della moglie era un’uomo tenerissimo, se nel mondo del lavoro era durissimo a casa era una persona estremamente dolce e premurosa. Silvana amava molto il teatro, spesso ci siamo andati assieme ricordo ancora la sera della prima a Firenze della “Lupa” con Anna Magnani e per la regia di Zeffirelli era commossa. Sembrava anche che potessimo fare uno spettacolo assieme io avevo scelto “sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare con Sordi nel ruolo di Bottom e lei quello di Titania, ma quando Sordi rifiutò anche lei si tirò indietro ed il progetto cadde. Purtroppo ho lavorato con Silvana solo in piccoli episodi, come si usava all’epoca, ma abbiamo sempre sognato e progettato di fare un film assieme, ma senza mai riuscirci. L’ultima volta che vidi Silvana fu a Milano,poco prima che morisse, per il servizio di Armani, scese dallo scalone dell’hotel con aria fiera da vera regina che torna trionfante, mai e poi mai avrei immaginato che da lì a pochi mesi sarebbe morta.

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